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Sebastiano Rametta

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October 17

La lettera estrema

(http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2044785)

"La mia ultima lettera"

La trascrizione dell'ultima lettera del professor Parmaliana prima del suicidio

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all'Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all'Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d'animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l'università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l'ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

Un gesto estremo. Una dignità calpestata ed un silenzio opprimente forse hanno spinto quest'uomo a quel gesto da cui non v'è ritorno. Ad un gesto apparentemente insensato, perchè sembra quello di chi scappa.

Ma Adolfo Parmaliana non è scappato. Il Professore Parmaliana non si è arreso. Quest'uomo è solo stato lasciato solo in preda ad un istinto. Quest'uomo era stanco e logorato. Di fronte ad una bivio pensato istintivamente proabilmente molte, troppe volte, ma lucidamente un'ultima e sola volta.
Attaccare o morire.
Il Professore Parmaliana ha scelto di morire, con dignità. Forse per evitare quelle ritorsioni che si sarebbero sicuramente affacciate verso i suoi cari. Forse per quelle intimidazioni, quelle minaccie che quando arrivano ti levano l'aria, ti scavano il terreno attorno.

E tu scivoli, ma non vuoi cadere. Lo fai ma ti risollevi con forza e con tenacia. Non vuoi arrenderti, non vuoi che gli altri lo facciano, cerchi un sostegno. Ti aspetti che gli altri, vedendoti lottare, si accorgano di te. Si accorgano di condividere la tua stessa aria pesante, che come uno di quei massi che cadono dalla montagna schiacciano un albero.
Ma quell'uomo, come l'albero storpiato, ha dato invece nuovi gemogli.

Non dovremmo permettere che situazioni così estreme accadano è il pensiero di tutti. Ma concretamente, come? Quale giustizia, quale pena se oggi chi opprime ed è signorotto della dignita degli onesti è addirittura premiato con gli sconti?

Il Professore Parmaliana lascia sicuramente un segno. Ma altri segni erano stati già lasciati nel passato. Non posso ignorare quelli con su scritto "Giovanni Falcone" e "Paolo Borsellino".


December 03

Del thè al polonio 210, grazie ... Ma chi paga il conto?

I giochi tra le spie esistono ancora. No, non sono solo parte dei set di film coinvolgenti, ma sono realtà. Perchè quando di mezzo ci sono potere, corruzione, e qualche notizia che non dovrebbe essere mai esistita, beh, i giochi di spie diventano veri. Passano dalla finzione del set alla realtà.
 
Questo è quanto è successo nel set "vero" di "Un thè al polonio", diretto da.. non sappiamo ancora chi; attori protagonisti Oleg Gordievsky ("ex", per ovvi motivi, colonnello del Kgb) ed Alexander Litvinienko (anche lui ex).
 
La notizia sul corriere.it (29 novembre 2006).
 
 
LONDRA — In Occidente il colonnello del Kgb Oleg Gordievsky ci è arrivato nel bagagliaio di un'auto, nel 1985, «contrabbandato» dagli uomini dell'MI6 britannico per il quale aveva lavorato come agente doppio dal 1968. Era l'anno in cui fu invasa la Cecoslovacchia e l'uomo «venuto dal freddo» ebbe una crisi di coscienza. Cominciò a passare informazioni e documenti agli inglesi.
Continuò a fare carriera, fu promosso rezident del Kgb a Londra. Finché qualcuno ebbe dei sospetti e lo richiamò a Mosca nella primavera del 1985. Il colonnello rimase freddo, rientrò in patria. Fu arrestato, interrogato, non cedette. Rilasciato, ma tenuto sotto controllo, una mattina d'estate uscì per fare jogging, seminò «gli angeli custodi», prese un treno, arrivò alla frontiera finlandese. Si infilò nel bagagliaio di un'auto. Riemerse a Londra: rivelò i nomi di una settantina di spie sovietiche. Non si sopravvive facendo il doppiogioco per vent'anni e per altri venti da esule se non si è una persona accorta.
Alexander Litvinenko, era amico di Gordievsky lo visitava spesso nella sua casa fuori Londra. Gli chiedeva consiglio. Lo trattava con «grande
rispetto». Forse però non lo ha ascoltato abbastanza.

(L'intervista al morto)

Colonnello Gordievsky, qual è stato l'errore di Litvinenko?
«Era convinto di poter identificare un pericolo a un chilometro di distanza, era esperto ma orgoglioso. Il suo solo errore, ma grande, è stato di aver considerato i vecchi compagni dei tempi del Kgb come amici. Si sono presentati a Londra dicendo di essere diventati dirigenti di una società di sicurezza, per parlare di affari con Alexander. Lui stava cercando lavoro, perché aveva bisogno di denaro. Ma non ci si può mai fidare di chi ha fatto il nostro mestiere», dice Gordievsky, e sicuramente parla con cognizione di causa. Sa anche molte cose sui fatti di quel primo novembre, perché ne ha discusso con Marina, la vedova di Litvinenko.
Come è scattata la trappola?
«Proprio perché lo conoscevano bene sapevano che Alexander non beveva alcol, non toccava nemmeno un goccio di birra, né in pubblico né in privato. Così hanno pensato al tè. Quello non l'avrebbe rifiutato. Era pronto quando è arrivato al bar dell'albergo».
Quanti agenti operativi ci vogliono per un affare del genere?
«La squadra dei sicari doveva essere composta di due, massimo tre elementi, perché non bisognava dare nell'occhio. Tutta gente che era stata in passato nel Kgb e aveva lasciato il servizio per darsi agli affari. Ma che quando riceve una telefonata sa di dover tornare al lavoro per i vecchi capi. Alexander avrebbe dovuto saperlo. Ma andò all'appuntamento al Millennium Hotel ».
Quanto tempo per preparare il piano?
«In queste faccende si comincia da più di un anno prima dell'azione. La fase finale può durare tre, quattro settimane. E sul campo gli agenti che devono eliminare il soggetto restano tra i 2 e i 6 giorni. Il tempo per far entrare in Inghilterra la scatola speciale con la sostanza radioattiva».
Perché è stato ucciso Litvinenko?
«Per punirlo e per mandare un messaggio agli altri fuoriusciti a tenere la bocca chiusa. Anzitutto a Berezovskij».
Possono essere stati servizi autonomi dal Cremlino, servizi deviati come diciamo in Occidente?
«Sciocchezze. Se si vuole il Polonio 210 radioattivo ci si deve rivolgere a un laboratorio nucleare, controllato dallo Stato, serve una regolare richiesta per linea gerarchica che deve salire fino ai livelli più alti del potere. Tutto è centralizzato in quel campo, non credete alle favole. Per rendere utilizzabile la sostanza serve un lavoro complicato, hanno dovuto consegnare il materiale in un contenitore speciale, addestrare i sicari a usarlo, farlo arrivare sul posto. Roba che solo un'organizzazione che fa capo allo Stato può permettersi».
Litvinenko durante l'agonia ha fatto il nome di Viktor Kirov, un agente con copertura diplomatica russa che ha lasciato Londra pochi mesi fa.
«Un ufficiale di medio livello dell'Svr, il servizio segreto esterno. Il suo incarico era di controllare Alexander, ma non di ucciderlo. Perché i suoi capi non avevano intenzione di rovinare i rapporti tra Russia e Gran Bretagna. L'ordine è partito dall'Fsb, il servizio interno. Loro non si interessano alle relazioni internazionali. Volevano vendicarsi e chiudergli la bocca».
Perché l'hanno colpito solo ora, sei anni dopo la fuga?
«Perché Alexander continuava a scrivere articoli contro di loro, contro Putin».
E lei come fa a sopravvivere?
«Cerco di essere cauto, all'inizio ricevevo molti giornalisti, molte telecamere, anche della stampa russa. Poi ho capito che come minimo qualcuno era lì per controllarmi, per informarsi sulle mie abitudini. Ho smesso di essere così visibile».
In effetti questa intervista è il frutto di qualche cautela da parte del colonnello: ricevuta la telefonata del Corriere, Gordievsky l'ha ascoltata senza rispondere, registrandola. Poche ore dopo un «collega» sconosciuto ci ha contattati dicendo di aver avuto il numero da Gordievsky: «Un suo amico, giusto?».
Veramente no, ma contatto stabilito. Dopo poco ha squillato ancora il telefono: «Sono Oleg Gordievsky, mi voleva parlare?». Ci sarebbe da ridere, se all'obitorio non ci fosse un cadavere in attesa di autopsia.

29 novembre 2006

 

 


September 24

Speciale Report Rai3 -- l'11 Settembre 2001

E' agghicciante! Non solo per quello che è stato pensato ed eseguito, l'11 Settembre, ma anche per tutto quello che l'amministrazione Bush ci ha fatto credere.
Per tutto quello che l'amministrazione Bush usa come giustificazione per perpetrare azioni di guerra contro i paesi islamici.
Siamo di fronte ad un nuovo sporco affere come per l'uccisione del presidente Kennedy.
 
E' un gioco troppo sporco! Dobbiamo saperlo!
 

Puntata speciale di Report il 24 settembre alle ore 21.00. Verrà trasmessa l’edizione italiana di “Confronting the evidence”, il primo filmato americano che mette in luce i punti oscuri dei fatti dell’11 Settembre e tutte le omissioni prodotte dalla Commissione d’indagine. Il filmato è stato prodotto nel 2004 da Jimmy Walter, un miliardario che ha investito 7 milioni di dollari di tasca propria per chiedere la riapertura della Commissione. Il DVD è stato distribuito in centinaia di migliaia di copie gratuitamente in tutto il mondo e l’utilizzo è libero da diritti, però nessuna tv pubblica e nessun network nazionale lo ha mai trasmesso. Eppure le riviste Forbes, Newsweek, USA Today, New York Times hanno accettato i soldi di Walter per pubblicare pagine di pubblicità nelle quali si sollevano dubbi e si chiede al Governo di rispondere. Quello che viene mostrato sono considerazioni, analisi e fatti che oggettivamente meritano di essere presi in considerazione. Certamente “Confronting the evidence” ha prodotto un primo effetto: dopo la diffusione del video, circa 8.000 cittadini newyorkesi e 2.000 squadre di pronto soccorso e pulizia hanno fatto causa all’Agenzia per la protezione ambientale e al Sindaco di New York in merito alla respirabilità dell’aria. Il documento prova che l’EPA mentì pochi giorni dopo l’attentato dicendo che l’aria era respirabile, ed invitando tutti a tornare a lavorare. Molti di loro si sono ammalati. Secondo un recente sondaggio realizzato dalla ‘Scripps Survey Research Center presso l’Universita’ dell’Ohio’, piu’ di un terzo degli americani sospetta che il governo abbia favorito gli attacchi o che non abbia intrapreso alcuna azione per bloccarli, mentre il 66,6% dei newyorkesi chiede la riapertura della Commissione dell’11 settembre.

May 01

Lotta alle Mafie? Ma è vero?

Notizia di oggi:
 
ROMA (Reuters) - I sindacati confederali celebrano oggi il primo maggio a Locri, in Calabria, in una manifestazione a favore dello sviluppo e contro la mafia.

Da Locri si è sviluppato un movimento giovanile anti-mafia, dopo che nell'ottobre scorso è stato ucciso in città il vice-presidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. (http://it.news.yahoo.com/01052006/58-56/maggio-sindacati-in-piazza-locri-contro-mafie.html)
 
Vorrei vedere quando la smetteranno con queste pagliacciate e si decideranno a coordinare una VERA lotta alla mafia. Occorre supporto, molto, molto supporto, alla gente che abita nel Meridione. La Mafia li si manifesta come un atteggiamento, una voglia diffusa di accettare la situazione così com'è.
 
Occorre aiutare i cittadini del Sud a denunciare! Solo partendo con un'azione coordinata si possono ottenere risultati significativi.
E vorrei suggerire di riflettere, a tutti coloro che nel Sud ci sono magari passati di striscio, magari anche giustamente un pò sopresi della disorganizzazione, dalle perenni contradizioni e della voglia di ristagnare. D' impotenza. Li inviterei a immaginare di calarsi nei panni di chi ci vive tutti i giorni, al Sud.
 
A calarsi nei panni di chi, coraggiosamente, ha denunciato e vive blindato, perchè la legge, ... al Sud spesso è ASSENTE. O quando è rappresentata non è sempre "Lex sed Lex", ma a volte, purtroppo, anche ALTRO ...
 
Chi denuncia spesso lo fa perchè non ha che sole due alternative: la morte da un lato (quella tremenda che vivi pur rimanendo vivo), e la morte dall'altro (quella vera , quella del corpo violentato ed umiliato dalle pallottole, dalle faide, dai ricatti). Di solito si sceglie la prima morte.
Ma è una scelta estrema.
 
Per replicare quanto è realtà in altre zone d'Italia e d'Europa occorre più presenza dello Stato, più tutela alla libertà dei cittadini e pià severità delle pene! La Mafia non conosce confini politici, geografici. E se quindi è "idealmnete localizzata" è perchè Qualcuno favorisce il terreno fertile. Una serra, in cui fiorisce rigogliosa, ignara e lontana dalla Giustizia, dallo Stato. Si alimenta non del sangue, ma del consenso. Si alimenta delle parole, delle chiacchere; che non diventano azioni. Ma è realmente così difficile garantire la legalità?
 
Con presunzione vi rispondo io, che nel Sud ci sono nato e mi manca. No! Non lo è! Non lo sarebbe. NON DEVE ESSERLO.
 
Se quindi quello che oggi si celebra fosse solo un piccolo, un piccolissimo seme che si aggiunge a tanti altri sparsi e seminati un pò ovunque, che germogliando genera una pianta di legalità rigogliosa, allora si. Allora gioirei per ua riccorrenza che celebra la lotta alla Mafia. Quanti Borsellino, Falcone ancora?
E' così difficile passare ai fatti e lasciar da parte le chiacchere degli ultimi 60 anni?
 
Rifletteteci.
March 13

La fotografia è per me...

Si, la foto è una mia grande passione. Cerco di crescere nella tecnica per riuscire ad imprimere sulla carta le emozioni che a volte provo davanti a ciò che i miei occhi vedono.
 
Forse ci sto ruscendo...
 
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